Ricordo che tempo fa ho letto, in un saggio di Nicolas de Chamfort, uno scrittore francese del 1700, una frase che mi ha colpito: “Una giornata sicuramente perduta è quella in cui non si è riso”.
Ho se
mpre pensato che questa massima abbia un fondo di verità.
Certo, non sono così ingenuo per pensare che nella vita basta ridere per risolvere ogni problema o per comprendere l’enorme mistero legato all’esistenza umana; però credo che sia di comune esperienza constatare che quando si è allegri si è in grado di superare con maggiore facilità anche le più grandi difficoltà che la vita di tutti i giorni ci prospetta.
In fondo è innegabile che, ad esempio, l’amore per la vita sia gioia, così com’è gioia l’amore per il Nostro Signore, per i nostri affetti familiari, per i nostri amici e così via.
Vivere con gioia vuol dire essere felici per ciò che si è ed essere riconoscenti per ciò che ci è stato donato, poco o tanto che sia.
Compito di un genitore, credo, è anche quello di infondere gioia ai propri figli per la vita in sé, in ogni suo aspetto.
In quest’ottica, anche quest’anno, noi genitori degli alunni dell’Istituto abbiamo organizzato uno spettacolo in occasione del carnevale, con l’intento di trascorrere qualche ora in allegria e, appunto, di far divertire i nostri figli e tutti gli altri spettatori intervenuti.
Con tale rappresentazione, intitolata “C’era una volta la televisione”, abbiamo voluto spiegare ai nostri figli, visivamente, ed in modo divertente, com’era la televisione ai tempi dei loro genitori; abbiamo parlato, in altre parole, di una televisione in cui si poteva disporre soltanto di uno o due canali, dove non esisteva il telecomando a raggi infrarossi e dove i programmi erano strutturati in modo da suscitare emozioni nel pubblico senza offendere nessuno e senza trascendere nel cattivo gusto.
E possiamo dire, senza timore di smentita, che il risultato è stato davvero entusiasmante, perfino al di là di ogni più rosea aspettativa.
Il pubblico, intervenuto in massa, ha gradito davvero tanto, si è divertito, ha applaudito a più riprese, e varie persone hanno perfino atteso i partecipanti a fine spettacolo per congratularsi direttamente con loro.
Tutto questo, sinceramente, fino a poco tempo fa non era immaginabile nemmeno lontanamente, se solo si considera che per l’allestimento scenico non è stato speso in pratica alcunché, visto che locandine e avvisi sono state preparati da alcuni di noi e visto che ognuno di noi ha reperito nel proprio guardaroba, o ha cucito appositamente, gli abiti di scena!
Insomma è stato sicuramente raggiunto il massimo risultato con il minimo sforzo e questo è per noi motivo di ulteriore soddisfazione!
Naturalmente mi riferisco soltanto allo sforzo economico che, come detto, è stato minimo: al contrario lo sforzo fisico e mentale è stato davvero intenso, senza contare il tempo che ognuno di noi ha sottratto alle quotidiane attività lavorative o familiari!

Infine non posso non accennare all’immenso piacere che ho provato quando alcuni dei componenti del cast, da me personalmente sollecitati a partecipare, mi hanno ringraziato per averli resi partecipi, nonostante la loro iniziale titubanza, di un’esperienza così eccitante.
In realtà io che da anni ho deciso di gettarmi a capofitto in questa esperienza ho spiegato che il merito non è in alcun modo mio ma solo delle enormi risorse che ognuno di loro ha rinvenuto dentro di sé: cercando di essere semplicemente loro stessi sul palco, sfidando la propria timidezza, evitando di credere di essere disarmati ed esposti allo sguardo critico dei presenti, questi genitori hanno dato il meglio di loro stessi e, oltre a divertire i loro figli, hanno compreso che parlare in pubblico non solo non rappresenta un timore, ma è piuttosto un piacere, una passione ed una fonte di enorme soddisfazione.
E credo che anche di questo tutti noi dobbiamo ringraziare l’Istituto.

Roberto Pasquali